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Nucleare

Energia
Nucleare in Italia

Tra il 1975 e il 1976, a due anni dalla crisi petrolifera del 1973 che per la prima volta aveva reso concreta la possibilità che il petrolio diventasse improvvisamente una risorsa scarsa, venne varato il nuovo Piano Energetico Nazionale che prevedeva la costruzione di 20 nuovi reattori nucleari, che dovevano aggiungersi ai tre piccoli reattori già in funzione a Latina, nel Garigliano ed a Trino Vercellese. All'inizio degli anni '70 la grande maggioranza dell'opinione pubblica era favorevole a intraprendere questo percorso di sviluppo energetico.

Il 28 marzo 1979 si verificò un incidente nella centrale nucleare di Three Mile Island: il primo grande incidente nucleare della storia. Malgrado non si registrassero significative fughe di radioattività nell'ambiente, si trattò di un grave incidente industriale. L'opinione pubblica di tutto il mondo verificò per la prima volta che il rischio di incidenti dalle conseguenze incontrollabili era una realtà.

Il 26 aprile 1986 un incidente nella centrale nucleare di Černobyl in Ucraina sprigionò una nube radioattiva che attraversò mezza Europa. In Italia le prime reazioni delle fonti ufficiali tesero a minimizzare. Nei primi di maggio, vennero rese note, durante una conferenza stampa i dati che documentavano la presenza preoccupante di radionuclidi su molte aree del paese.

Nel mese di novembre 1987, tramite il referendum abrogativo in Italia, con l'80,57% dei si al quesito «Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidano entro tempi stabiliti? (la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)» divenne di fatto impossibile costruire degli impianti nucleari sul territorio italiano. Vennero quindi disattivate le centrali già esistenti o in fase di realizzazione.

Ad oggi siamo ancora costretti, nonostante le scelte del passato, ad acquistare energia prodotta tramite impianti nucleari per far fronte alla richiesta energetica.
Il GSE ha determinato, ai sensi del Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 31 luglio 2009, la composizione del mix energetico iniziale nazionale dell’energia elettrica immessa in rete relativo agli anni di produzione 2015 e 2016:



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